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all'Astronomia e Archeoastronomia

nella regione Puglia

 

 

PROGRAMMA

 

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I segnali radio provenienti  da Giove potrebbe aiutare a ricercare vita sulle sue lune Space Daily 13 Giugno 2014

NLa NASA spera di lanciare una missione Europa Orbiter, con l'obiettivo primario di determinare se effettivamente c'è un mondo abitabile, sotto la superficie dell'oceano di una delle lune di Giove.

Segnali radio potenti che Giove genera potrebbero essere utilizzati per aiutare i ricercatori ad effettuare una scansione  sulle sue  lune giganti, gli  oceani che potrebbero essere sede di vita extraterrestre, secondo un recente studio presentato alla rivista Icarus.

Giove, il pianeta più grande del sistema solare, possiede 67 lune conosciute, tra cui tre lune ghiacciate giganti che potrebbero possedere oceani liquidi sotto le loro superfici ghiacciate. Astrobiologi vogliono indagare Europa, Ganimede e Callisto di vita extraterrestre, c'è vita praticamente ovunque ci sia acqua allo stato liquido sulla Terra.

Dei tre maggiori lune ghiacciate di Giove, Europa, che è più o meno le dimensioni di Luna della Terra, è favorita come avere il maggior potenziale per sostenere la vita. Letture magnetiche catturate dalla sonda Galileo della NASA a condizione indizi convincenti che ha un oceano, e le scansioni radiofoniche dalla sonda suggeriscono uno strato ricco d'acqua sotto la superficie tra 50-105 miglia (80-170 chilometri) di spessore. Recenti scoperte suggeriscono anche la sua oceano potrebbe essere caricato con abbastanza ossigeno per supportare milioni di tonnellate per un valore di vita marina.

Gli scienziati vorrebbero analizzare di Europa oceano direttamente, magari con missioni foro nel guscio di ghiaccio di Europa che utilizza il calore per fondere il ghiaccio, roteando le lame per eliminare le rocce, e subs robot per esplorare l'oceano. Tuttavia, rimane incerto come spesso questa shell è, complicando i progetti diretti a penetrare esso. Modelli di suo spessore, in base alla quantità di calore shell riceve dal Sole e Europa stessa, prevedono che sia circa 18 miglia (30 chilometri) di spessore.

Al contrario, le analisi dei dati della sonda Galileo suggeriscono che la shell non è più di 9 miglia (15 chilometri) di spessore, e forse il meno 2,5 miglia (4 km) di spessore.

Radar-Ice penetrazione è attualmente la tecnica più promettente di confermare direttamente l'esistenza di un oceano nascosto all'interno lune ghiacciate di Giove. Radar funziona trasmettendo segnali radio, individuare eventuali segnali radio che riflettono indietro, e analizzare questi segnali di dedurre i dettagli su ciò che riflette fuori di, molto simile a come una persona potrebbe utilizzare una torcia per illuminare gli oggetti nascosti nel buio.

Sistemi di Ghiaccio e radar penetrante a terra per cercare segnali che indicano oggetti sepolti e confini tra gli strati. In caso di Europa, questo significa che cerca i confini tra la crosta ghiacciata e tutto l'oceano nascosto, e tra un tale mare e nucleo roccioso di Europa.

Per rilevare questi oceani con radar-ghiaccio penetrante, sono necessari segnali a bassa frequenza inferiori a 30 megahertz per superare la radio assorbimento onda dal ghiaccio, così come la dispersione imprevedibile delle onde radio dalle superfici increspati di queste lune. Le onde radio a bassa frequenza che i ricercatori vorrebbero utilizzare sono decametrica, nel senso che hanno lunghezze d'onda decine di metri di lunghezza.

Un problema con il tentativo di ghiaccio Penetrating Radar decametrica sulle lune di Giove ha a che fare con le potenti raffiche radiofoniche decametriche provenienti da Giove stesso. Complessivamente, questi segnali sono più di 3.000 volte più forte di qualsiasi fuoriuscita nel sistema solare dal resto della galassia.

Onde decametriche di Giove provengono da nubi di particelle elettricamente cariche intrappolate nel campo magnetico di Giove. Per superare segnali radio ad alto volume di Giove, una missione sondaggio lune di Giove avrebbe bisogno di un relativamente forte trasmettitore, un dispositivo di massa che potrebbe essere difficile da potere e montare a bordo di spazio limitato di un veicolo spaziale.

"Se si dovesse trattare la fonte di emissione decametrica di Giove come un trasmettitore, che è più o meno producendo l'equivalente di un megawatt", ha detto l'autore dello studio Andrew Romero-Wolf, un fisico al Jet Propulsion Laboratory della NASA. "E 'certamente possibile generare un segnale di forza che sulla Terra, ma farlo in prossimità di Giove è una sfida completamente diversa."

Invece di portare un trasmettitore a bordo di un veicolo spaziale per sopraffare i segnali radio di Giove, i ricercatori suggeriscono ora usando le onde radio decametriche del pianeta gigante per la scansione sue lune.

"Possiamo costruire le nostre trasmettitori per cercare gli oceani del sottosuolo con radar-ghiaccio penetrante, ma quando Giove è attivo, l'emissione radio è accecante al radar-ghiaccio penetrante", ha detto Romero-Wolf. "La tecnica che stiamo sviluppando non poteva solo fornire una soluzione a questo problema, potrebbe trasformarsi in un punto di forza."

Tutta la missione, allora sarebbe necessario sono sistemi molto bassa potenza per individuare segnali radio riflessi dalle lune e degli oceani in agguato dentro di loro.

"La grande forza di questa tecnica è che non ha bisogno di un trasmettitore, un semplice ricevitore", ha detto Romero-Wolf. "Un sistema di scansione per gli oceani del sottosuolo in lune ghiacciate potenzialmente esiste già. Tutto ciò che dobbiamo fare è andare lì e ascolta."

La strategia che Romero-Wolf ed i suoi colleghi hanno sviluppato prevede il posizionamento di un veicolo spaziale tra Giove e una delle sue lune ghiacciate. La sonda dovrebbe quindi monitorare le emissioni decametriche da Giove così come echi di quei segnali riflessi dalla luna ghiacciata.

"La tecnologia per fare questo è prontamente disponibile e non richiede grandi sviluppi", ha detto Romero-Wolf.

Confrontando i segnali da Giove con gli echi sua luna, i ricercatori possono determinare lo spessore del guscio ghiacciato della luna e la profondità del suo mare.

"Penso che questo sia uno di quei casi in cui una confluenza di effetti naturali ci offre con una sonda per la grande scienza", ha detto Romero-Wolf. "Jupiter ospita non solo lune ghiacciate che potrebbero contenere gli oceani sotto la superficie, è anche un emettitore Radio estremamente luminoso a lunghezze d'onda decametriche. A queste lunghezze d'onda, il ghiaccio sembra essere abbastanza trasparente, fornendo una finestra per visualizzare oceani sotto la superficie."

Tale strategia, in cui si analizza sia le emissioni radio distanti ei loro echi, è noto come reflectometry interferometrico. E 'stato applicato per primo dal radio osservatorio Dover Heights vicino a Sydney, in Australia, nel 1940 ed è stato concepito a causa delle limitate risorse astronomi avevano a disposizione quando l'osservatorio ha iniziato fuori, non diversamente dalla situazione affrontata dai progettisti di sonde nello spazio profondo.

L'atmosfera terrestre può interferire con l'astronomia ottica tradizionale che si concentra sulle persone luce visibile può vedere con i loro occhi. Tuttavia, le atmosfere di queste lune ghiacciate sono sottili e non si prevede di attenuare il segnale radio decametrica in modo significativo.

"Europa ha una ionosfera, uno strato di elettroni liberi, che possono distorcere il segnale radio", ha detto Romero-Wolf. "Tuttavia, questo è anche abbastanza piccola, e non dovrebbe avere un grande impatto sulla nostra capacità di sondare lo strato di ghiaccio."

Gli scienziati hanno ora intenzione di effettuare stime più dettagliate di quanto bene la loro strategia radiofonico potrebbe rilevare oceani nascosti in lune ghiacciate di Giove.

Ad esempio, essi sperano di fare osservazioni dalla Terra di emissioni radio decametriche di Giove in quanto riflettono le superfici luna ghiacciata.

"Le nostre stime iniziali indicano che questo potrebbe essere possibile - le misure dovrebbero essere vicini alla sensibilità degli attuali osservatori radiofoniche terrestri", ha detto Romero-Wolf. "Se siamo in grado di ottenere questo al lavoro, potrebbe fornire preziose informazioni sulle proprietà superficiali delle lune."

Egli ha aggiunto che ci sono limitazioni alla tecnica.

"Osservazione inequivocabile di un oceano sotto la superficie o liquidi nel ghiaccio di Europa è solo il primo passo verso l'individuazione della possibilità per la vita", ha detto. "Quello che proponiamo non sarà in grado di dirci se ci sono organismi viventi in Europa, ma potrebbe fornire la prova forte per questa possibilità."

Il Progetto Ariss approda all'Ospedaletto Giovanni XXIII di Bari

Sabato 26 Ottobre 2013 ore 14,30

 

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Nuovo Evento Ariss in Puglia

 

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            L'Astronomia alla Corte di Federico II                                                    

                     Domenica 10 Novembre 2013

                Dimora Torre Domini Str. Prov. 107 (Giovinazzo-Terlizzi)

 

Dopo i due  appuntamenti  notturni dedicati  all’osservazione  del cielo, il nostro tour prosegue   alla  ricerca  dei  luoghi  e  delle  strutture  in grado di offrire  non  solo cieli  più  bui ma anche  particolari  affinità  storico culturali.

La  nostra  scelta  per questo terzo appuntamento  è  ricaduta  sulla prestigiosa   dimora Torre Domini, la  struttura  è un Hotel 4 stelle di alto livello inserito in posizione strategica in una torre militare normanna del 1200 DC che venne costruita con lo scopo di proteggere le aree libere di mercato locale. La struttura sorge inoltre in un'area ricca di verde con orto biologico, alberi da frutta e coltivazioni di erbe da cucina, arricchita da viali dove poter  effettuare comode passeggiate, l’appuntamento organizzato  offrirà  ai partecipanti  l’opportunità  di  trascorrere  una piacevole e rilassante  giornata  storico culturale a ritroso  nel tempo  rivisitando  i  periodi  medievali  che   hanno  visto  sorgere  in Puglia  innumerevoli  strutture  come  Torri d’avvistamento, Castelli, Chiese Rupestri, ad opera  del  grande  Federico II di Svevia e  del  particolare  legame  che  queste  realizzazioni  hanno  con  l’Astronomia e quindi con l’Archeoastronomia.

L’appuntamento organizzato dalla Cittadella Mediterranea delle Scienze di Bari e dell’Associazione Arma Aeronautica Sez. Bari,  sarà  arricchito  da  un  gustosissimo  pranzo  organizzato  dagli  Chef  della  prestigiosa  e storica  Dimora Torre Domini, da  particolari  e  straordinarie  osservazioni  astronomiche  dedicate al  Sole, in diverse  lunghezze d’onda, seguiranno  al termine  del pranzo  delle visite guidate  dedicate  a  monumenti, Torri d’avvistamento, Chiese Rupestri  presenti  nelle immediate  vicinanze  della  Dimora   Torre Domini. 

Per ulteriori informazioni e prenotazioni:

Michele Mallardi  cell.368/3128771

www.radioastronomia.com

http://www.torredomini.it/

http://www.cittadellamediterraneascienza./

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Da Copernico alle Piramidi di Giza

Grande successo di pubblico per il secondo appuntamento con l'Astronomia e l'Archeoastronomia a  Cassano Murge presso la Tenuta Battista

Venerdi 27 Settembre 2013

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  Nuovo successo per il Progetto Ariss in Puglia

Sabato 21 Settembre 2013

Scuola media Sarnelli Polignano a Mare(Bari)

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Stelle sul Victorian

Grande successo di  pubblico per il primo appuntamento

con l'Astronomia e l'Archeoastronomia

Giovedi  22Agosto 2013 (Monopoli)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'appuntamento  organizzato  in collaborazione  con  La Cittadella Mediterranea delle Scienze di Bari è l'Associazione Arma Aeronautica sez.Bari e il Victorian Pub in contrada Macchia di Monte -Monopoli Selva di Fasano, ha  visto   la  partecipazione  di  tantissimi  appassionati  di  Astronomia.

Le   ottime  condizioni  meteo  hanno  offerto  la  possibilità al  pubblico  presente  di  poter  osservare   un  cielo  stellato,  protagonista  della  serata  è  stato  il  nostro  satellite  naturale, la Luna.

L'appuntamento  culturale  è  stato  suddiviso in due  sessioni, video teorica e  pratica osservativa, particolare interesse  ha  suscitato  l'intervento  dell'esperto  astrofilo Raffaele Fallagario  appassionato  di  Archeoastronomia  è membro della  SIA (Società  Italiana  di Archeoastronomia).

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Ci  lascia l'Astrofisica Margherita Hack

L'italia perde un grande scienziato

L'astrofisica Margherita hHack è morta la notte scorsa all'ospedale di Cattinara dove era ricoverata da una settimana. Aveva compiuto 91 anni il 12 giugno scorso.

"Fino a quando sarò viva non ci sarà la morte, quando sarò morta per me non ci sarà più la vita". Il semplice assunto epicureo più volte citato da Margherita Hack meriterebbe un complemento: per chi sopravvive, resta il ricordo. Ed è questo, forte se non "indelebile" come si è spinto a dire qualcuno, che rimane oggi dell'astrofisica italiana più nota, scomparsa la notte scorsa all'ospedale di Cattinara di Trieste, sua città di adozione.

Se n'è andata nel riserbo, com'era nel suo stile, assistita dall'inseparabile marito Aldo, dalle amiche Tatiana e Marinella Chirico. Eretica, "toscanaccia", arguta e impegnata, "Marga", a 91 anni compiuti il 12 giugno scorso, seppure consapevole del rischio che correva per i problemi cardiaci, si era rifiutata di sottoporsi a un intervento chirurgico. Sarebbe stato solo "accanimento terapeutico". Decidendo così di finire i suoi giorni stanca, con il bastone o le stampelle ma lucida, indomita e autonoma piuttosto che confusa e vulnerabile.

Scompare con lei non solo la scienziata ma la donna impegnata, il portavoce di precise istanze sociali, un riferimento intellettuale di libertà e imparzialità. Di scelte discutibili per alcuni ma unanimemente riconosciute come oneste e autentiche. Sempre disponibile, come quando tre settimane fa benchè provata, accolse nella casa nel quartiere Roiano due bimbi accompagnati da un giornalista amico. Rispose ai quesiti semplici ma basilari dei bambini. Un incontro, un insegnamento: "Com'è nato l' universo?", "ci sono delle teorie, ma tante cose non le so. Abbiamo dei fatti, e su quelli dobbiamo studiare. Non tutto ha una risposta". Pragmatismo e realtà, il resto è ipotesi. Dunque, la ricordano le figure istituzionali - prime fra tutte il presidente Napolitano che parla di "passione civile", il primo ministro Enrico Letta, che si sofferma sulla "protagonista assoluta della ricerca scientifica", ministri e politici.

E la ricordano i tanti scienziati, i ricercatori che di lei apprezzarono lo studio delle stelle variabili e la comprensione dell'importanza straordinaria dell'astronomia nell' ultravioletto. Coloro che videro in lei, primo direttore donna dell'Osservatorio Astronomico di Trieste, un esempio di emancipazione. La ricorda l'astrofisica Patrizia Caraveo (Inaf), per la "incrollabile voglia di lavorare, l'ottimismo e la straordinaria lucidità"; il presidente della Società Italiana di Astronomia, Roberto Buonanno, per la "grande umanità".

La ricorda come "amica" una parte della sinistra; come "voce a favore dei diritti" le associazioni di omosessuali; come personalità con cui confrontarsi i sacerdoti "di strada" don Pierluigi Di piazza e don Mario Vatta. La ricordano come persona semplice i vegetariani e tanti animalisti. E mentre si apre la corsa a farsi pubblicità tra chi ha avuto l'ultima intervista o ha raccolto le ultime dichiarazioni, Marga si trasforma in silenzio in "pulviscolo nell' universo" lasciando 24 mila volumi alle biblioteche di Trieste, un'idea di libertà e indipendenza che le sopravviverà e otto gatti e un cane che sentiranno la sua mancanza. Sarà sepolta tra qualche giorno (che non verrà rivelato) con una con una cerimonia semplice e privata.

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La Radioastronomia amatoriale

nella (Notte dei ricercatori) presso il Centro

ESA di Tor Vergata - Roma 23-09-2011

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La  manifestazione  europea  organizzata  presso  il  centro  italiano  dell’Agenzia  Spaziale  Europea ESA a Tor Vergata – Roma,  in  collaborazione  con  l’Agenzia Spaziale italiana ASI, numerose  aziende  del  settore  spaziale, l’associazione  dei  radioamatori  AMSAT Italia, a  visto  la  partecipazione  di  un  nutrito  pubblico  particolarmente  interessato  alle  tematiche  ed  agli  esperimenti  realizzati  durante  la  giornata  di Venerdi  23 Settembre 2011.

Radioastronomia.com  ha  partecipato  all’evento  realizzando  una  postazione  dimostrativa  dedicata  alle  osservazioni  di  numerose  radiosorgenti  celesti  tra  cui  Sole, Luna, Giove, la galassia di  Andromeda, mediante  l’utilizzo di  due  radiometri  Mod. Ral 10  corredati  di  due  diverse  antenne  11-12 Ghz   e   43 Ghz.

La  sperimentazione  proposta  ha  incuriosito  non  poco  sia  il  pubblico  esperto  ma  anche  e  soprattutto i  non  addetti  ai  lavori, l’obiettivo  ampiamente  raggiunto  era   di  dimostrare  che  è  possibile  realizzare  anche  con semplice  strumentazione  delle  interessanti  attività  sperimentali  in  campo  radio astronomico  amatoriale.Durante  lo svolgimento  della stessa manifestazione  è  stata consegnata dal Presidente di Amsat Italia e il  suo segretario al Coordinatore  dall'Ariss Puglia Team  una  targa  ricordo per le  numerose attività  didattiche realizzate  dal  medesimo  Team  nelle scuole  di  ogni  ordine è grado della Puglia.

Il gruppo di volontari  che  fanno capo  all'Amsat Italia  svolge regolarmente le  proprie  attività  didattiche  presso la  Cittadella Mediterranea della Scienza di Bari. (Nelle foto alcuni momenti della giornata).  

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La regina delle stelle Pulsar

 

Fonte INAF

 

34 anni, torinese d’origine, astronoma dell’Osservatorio Astronomico di Cagliari, Marta Burgay è una stella della ricerca italiana nel campo delle pulsar. Il suo nome è legato alla scoperta – messa a segno, nel 2003, durante il dottorato all’Università di Bologna – della prima e ancora oggi unica conosciuta coppia di stelle di neutroni ruotanti. Un sistema binario eccezionale che ha permesso di testare l’emissione delle onde gravitazionali e mettere a dura prova la teoria della relatività generale di Einstein (prova, per ora, superata).

A Marta Burgay, per il suo fondamentale contributo nello studio delle pulsar, va il premio “Brian G. Marsden” (recentemente scomparso) consegnatole a Mirandola nel convegno “Astronomia nel Castello dei Pico“.

“Sono felice, è un riconoscimento completamente inatteso”, dice Burgay. “È un onore ricevere un premio intitolato a Marsden, anche se riferito al mio campo d’indagine, le pulsar, lontano da quello dei pianeti minori del quale lui si è occupato”.

Nella ricerca sulle pulsar Marta è una campionessa a livello internazionale. Ha iniziato giovanissima a inseguire le “trottole del cielo”, stelle di piccole dimensioni, dense di mistri e incredibilmente compatte, che ruotano vorticosamente al ritmo di 100, 200, anche 1000 giri al secondo, ed emettono flash di onde radio e raggi gamma. “Per la tesi di dottorato, mi occupavo di svolgere una survey del cielo sud, con il radiotelescopio australiano di Parkes. Scandagliando zone di cielo inesplorate, ho scoperto l’esistenza di un sistema doppio di radiopulsar, finora unico nel suo genere”, racconta la ricercatrice. “Era un fenomeno di cui si cercava conferma dalla scoperta del primo sistema binario contenente una pulsar, che è valso il premio Nobel a Hulse e Taylor”.

L’oggetto celeste individuato da Marta è più estremo di quello per cui è andato assegnato il Nobel per la Fisica nel 2003. “Gli effetti relativisti sono amplificati e le velocità in gioco molto maggiori”, spiega Burgay. ”La coppia di pulsar orbitanti, avvicinandosi, perde energia che viene emessa sotto forma delle elusive onde gravitazionali. Questo sistema ha fornito la prima prova che le increspature nello spazio-tempo sono collegabili a fenomeni estremamente energetici come questo. Inoltre la coppia di  radiopulsar si è rivelata un laboratorio d’eccezione per effettuare misurazioni accurate della teoria della Relatività di Einstein e mettere alla prova teorie cosmologiche alternative”.

Da quel primo articolo apparso su Nature, che riportava la scoperta, Marta non ha più smesso di occuparsi di pulsar (decine gli articoli che ha pubblicato sull’oggetto celeste doppio). Ora si prepara a un salto di qualità: “A breve in Sardegna sarà operativo il radiotelescopio gigante SRT e non vediamo l’ora di iniziare a usarlo per ascoltare i misteri dell’Universo”.

 

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Sosteniamo la Radioastronomia in Italia

                         

Fonte: La Stampa del 03.05.2010                 La Parabola di Noto in Sicilia  danneggiata                                                  

La radioastronomia italiana è in crisi, e non per mancanza di idee e di bravi ricercatori ma per mancanza di finanziamenti. Un discorso che purtroppo, con i tagli effettuati dalle ultime leggi finanziarie, ormai vale per quasi tutti i campi della ricerca. Eppure, se si guarda al rapporto tra numero dei ricercatori e pubblicazioni prodotte, l’astronomia italiana è da anni tra le migliori del mondo per qualità e quantità. Anche la strumentazione, grazie alla partecipazione a grandi collaborazioni internazionali come l’Eso, European Southern Observatory e all’LBT, Large Binocular Telescope, in Arizona, per non parlare di numerose missioni spaziali, finora è stata più che soddisfacente. Ma adesso si incomincia ad arretrare pure nel campo dell’hardware, e la radioastronomia è la prima risentirne perché le sue strutture richiedono un forte impegno nella manutenzione e nella gestione.

Come diremo tra poco, il nuovo grande radiotelescopio da 64 metri costruito in Sardegna rischia di fermarsi prima ancora dell’inaugurazione per mancanza di fondi destinati al suo funzionamento. Ma gli altri due importanti radiotelescopi italiani, quello “storico” di Medicina in provincia di Bologna (dove Marcello Ceccarelli 45 anni fa costruì la famosa antenna Croce del Nord), e quello di Noto in Sicilia, non stanno meglio.

L’antenna parabolica di Noto (foto) è ferma per un guasto a un cuscinetto di una delle ruote che permettono alla parabola larga 32 metri di ruotare in azimuth attorno al proprio asse. Ora la grande parabola è sbilanciata e anche pericolosa, data l’imponenza dell’impianto. Non si tratta di un fulmine a ciel sereno. Già da alcuni anni lo staff del radiotelescopio denunciava il cattivo stato delle rotaie sulle quali si muove la parabola. La mancanza di manutenzione ha lasciato che la situazione si degradasse sempre più.

L’antenna di Noto fa parte della rete di radiotelescopi distribuiti in Europa e nel mondo chiamata VLBI, Very Long Baseline Interferometry. I radiotelescopi di questa rete osservano simultaneamente i corpi celesti e combinano insieme i dati con la tecnica dell’interferometria, ottenendo un risultato che è equivalente a quello che si avrebbe con un radiotelescopio grande come la Terra. Il guasto dunque mette in crisi programmi di ricerca internazionali. Per riparare la parabola serve un finanziamento straordinario da 1 milione di euro.

Anche l’antenna “gemella” di Medicina, dal peso di 315 tonnellate, sta soffrendo per i tagli alla ricerca scientifica. Si sono usurati i denti della ruota di elevazione, la cosiddetta cremagliera, che permette alla parabola i movimenti in altezza. I costi di riparazione si aggirano sui 300 mila euro.

C’è preoccupazione, infine, per il nuovo grande radiotelescopio – una parabola larga 64 metri in montatura altazimutale – quasi completato in Sardegna a 35 chilometri da Cagliari. Si corre il rischio che, dopo avere speso 67 milioni di euro per costruirlo, manchino gli spiccioli per terminare i lavori e che l’Inaf, Istituto nazionale di Astrofisica, colpito come altri enti dai tagli decisi dal governo, non possa disporre dei 3-4 milioni di euro all’anno necessari per far lavorare lo strumento.

La storia del “Sardinian Radio Telescope è tormentata. I lavori, iniziati sei anni fa, sono andati a rilento per l’incertezza dei finanziamenti. Un impianto eolico che si doveva costruire nella vallata di Pranu Sanguini, dove sorge il radiotelescopio, ha minacciato di disturbare le osservazioni con il suo rumore elettronico. Ora i trenta astronomi che dovrebbero lavorare con il nuovo strumento si accorgono di non avere i finanziamenti per la gestione ordinaria. Il Sardinian Radio Telescope è il più avanzato d’Europa, con le parabole di Medicina (Bologna) e di Noto in Sicilia completa la rete italiana e fa parte della rete mondiale di radio interferometria a larghissima base (Vlbi). Le frequenze sulle quali può operare vanno da 0,3 a 100 GHz, la superficie, precisa entro 0,6 millimetri, è attiva e può essere modificata per adattarla a diverse configurazioni e focali multiple.

Tra le ricerche possibili: molecole nelle comete, studi sui maser cosmici, materia interstellare, pulsar, binarie X, distribuzione dell’idrogeno neutro, redshift cosmologici, nuclei galattici attivi, misure di rotazione, asteroidi, detriti spaziali, atmosfere e superfici planetarie, corona e vento solare. Il nuovo radiotelescopio permetterebbe anche ricerche di segnali intelligenti provenienti dallo spazio (Seti) e rilevazioni geodetiche per seguire lo spostamento delle placche tettoniche, fenomeno all’origine dei terremoti. Sarebbe davvero un peccato se si dovesse rinunciare a tutto ciò dopo aver costruito il radiotelescopio. Sarebbe come essere costretti a tenere nell’autorimessa una Ferrari perché mancano i soldi per la benzina.

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 Forte attività elettromagnetica del pianeta  

 Giove osservata alla frequenza di 21Mhz.

 

Fonte: Space Weather.com

On April 11th, the loudspeaker of Thomas Ashcraft's 21 MHz radio telescope in New Mexico suddenly began to hiss and crackle. The sounds grew louder as Jupiter rose in the blue morning sky. "I am pleased to report," says Ashcraft, "a successful recording of Jovian S-bursts--the first of 2009."The staccato pops sound like lightning in the loudspeaker of a car radio, but lightning did not make these sounds. S-bursts are caused by natural radio lasers in Jupiter's magnetosphere that sweep past Earth as Jupiter rotates. Electrical currents flowing between Jupiter's upper atmosphere and the volcanic moon Io can boost these emissions to power levels easily detected by ham radio antennas on Earth. Jovian S-bursts and L-bursts can mimic the sounds of woodpeckers, whales, and waves crashing on the beach."I recorded the storm in broad daylight," notes Ashcraft. "One of the advantages of this long solar minimum is that the daytime ionosphere is quieter and more transparent to decametric radio waves. There will definitely be more good Jupiter storms in the months to come.

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   Il satellite NASA (Fermi) scopre dodici  

                        stelle Pulsar

 

Clicca qui per vedere il filmato


Fonte: La stampa  Fermi, il satellite realizzato dalla NASA, coordinato e finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) in collaborazione con Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), ha scoperto 12 nuove pulsar (pulsating radio source) che emettono solo radiazione di alta energia, oltre ad aver rivelato raggi gamma da altre 18 già note in precedenza. Scoperte importanti che stanno trasformando la nostra comprensione della natura di questi «bracieri» stellari.

Una scoperta, la prima, che secondo Paolo Giommi, direttore del Science Data Center dell’Agenzia Spaziale Italiana, conferma in pieno le grandi aspettative riposte nel satellite Fermi, che nei prossimi anni è destinato a far compiere un grande balzo in avanti nella comprensione sia delle pulsar della nostra Galassia, che di alcuni tipi di galassie attive come i blazar e le radiogalassie.

Una pulsar è una stella di neutroni di piccole dimensioni, ma molto densa e altamente magnetizzata che rappresenta il “relitto” e cioè quanto rimane dall’esplosione di una supernova o stella di grande massa che nella fase esplosiva mette fine alla sua vita. Le stelle di neutroni ruotano molto rapidamente come fari cosmici, infatti, la maggior parte di esse sono state scoperte grazie all’emissione di fasci di onde radio, che vengono captati dai radiotelescopi a Terra nella forma di impulsi radio periodici.

Le emissioni radio, per quanto facili da rilevare, rappresentano solo alcune parti per milione dell’energia totale di una pulsar, mentre i raggi gamma rappresentano il dieci per cento o più. Per quarant’anni, la comprensione di questi oggetti cosmici si è basata sulle emissioni radio, ma ora, grazie a Fermi, i ricercatori hanno a disposizione un’altra fonte di informazioni per saperne di più sul loro comportamento.

«La vera novità - spiega Patrizia Caraveo, responsabile scientifico per l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) della missione Fermi - non è solo il numero delle classiche pulsar radio rivelate nella radiazione gamma, che passano da 5 a 17, o anche la comparsa di una mezza dozzina di pulsar radio velocissime, mai viste prima d’ora, ma la scoperta di numerose pulsar senza emissione radio. Queste pulsar, sono sorelle, o cugine, di quella Geminga che abbiamo scoperto 30 anni fa e che si rivela essere la capostipite di una numerosa famiglia di stelle di neutroni finora sconosciute, che si pensa siano le responsabili nascoste delle misteriose sorgenti gamma non identificate.»

Secondo la Caraveo, le pulsar sono straordinarie dinamo cosmiche, che attraverso processi non ancora del tutto compresi e i potenti campi elettrici e magnetici accelerano le particelle a velocità prossime a quella della luce. I raggi gamma emessi da questi oggetti consentono agli astronomi di scrutare il cuore di questo acceleratore di particelle. In precedenza si pensava che questo tipo di radiazione avesse origine presso le regioni polari e vicino alla superficie della stella, cioè il punto da dove arrivano le emissioni radio. Ma le nuove pulsar che emettono solo in raggi gamma osservate da Fermi portano ad accantonare quell’idea. Ora gli astronomi pensano che gli impulsi di raggi gamma emergano molto al di sopra della stella di neutroni e verrebbero prodotti dalle particelle accelerate lungo archi creati dai campi magnetici, come succede per la Pulsar Vela, che ha un diametro di poco più di 30 km.

La scoperta di una nuova classe di sorgenti radio e gamma, tra queste le cosiddette “pulsar al Millisecondo”, così chiamate perché ruotano da 100 a 1000 volte al secondo, secondo Ronaldo Bellazzini, coordinatore del gruppo dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) nel progetto Fermi, è destinata a dare un grande contributo allo sforzo di decifrazione dei meccanismi di funzionamento di queste misteriose, affascinanti e potenti macchine acceleratrici cosmiche. «Buona parte del merito di queste scoperte - ha detto - sta da un lato nella grande sensibilità ed efficienza dei complessi apparati di rivelazione alla cui realizzazione un contributo importante hanno dato le istituzioni scientifiche italiane e dall’altro nella messa a punto di sofisticati strumenti di analisi dei dati in cui gli scienziati italiani hanno avuto un ruolo di primo piano».

Per la comunità scientifica italiana, questi risultati vanno infatti ad aggiungersi a quelli già ottenuti grazie ad Agile, il satellite tutto italiano per l’astronomia gamma (nato da una collaborazione tra ASI, INAF e INFN) che dal suo lancio, nell’aprile 2007, sta raccogliendo fondamentali informazioni sulle sorgenti gamma dell’Universo e qualche mese fa ha permesso di scoprire la pulsar con emissione gamma PSR J 2021.
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 Astronome italiane trovano acqua ai confini dell'Universo

 

 Fonte INAF 18 Dicembre 2008

Undici miliardi di anni fa la Terra ancora non esisteva, ma la nube di vapor d’acqua appena scoperta da Violette Impellizzeri e Paola Castangia, insieme ad altri colleghi di istituti tedeschi, già vagava nello spazio interstellare di una remota galassia, un quasar, nelle vicinanze di un buco nero supermassivo. Si tratta dell’acqua più antica mai osservata, e la sua individuazione è stata resa possibile dalla concomitanza di due fenomeni fisici: i maser e le lenti gravitazionali.

Le lenti gravitazionali sono una sorta di telescopi naturali: la luce emessa da sorgenti molto lontane, grazie alla curvatura dello spazio-tempo prodotta dai campi gravitazionali che incontra nel suo tragitto, viene distorta e magnificata al punto da poter essere osservata dalla Terra.  I maser, pur in modo completamente diverso, funzionano anch’essi da concentratori di radiazione elettromagnetica: come avviene nei più comuni laser, un raggio di luce attraversa una nube di gas che, a differenza di quanto avviene in una nube normale, a causa delle sue particolari condizioni di densità e di temperatura, non solo non indebolisce il raggio, ma addirittura lo amplifica. Un maser posto dietro a una lente gravitazionale, dunque, fa sì che una sorgente di energia finisca per venire concentrata due volte. Ed è proprio grazie a questa singolare coincidenza che le due giovani astronome italiane sono riuscite a individuare onde elettromagnetiche emesse da molecole d’acqua 11 miliardi di anni fa: non solo le più antiche conosciute, dunque, ma anche le prime a essere osservate grazie a una lente gravitazionale.

«Siamo state fortunate», ammette Paola Castangia, «abbiamo individuato il maser proprio nel primo oggetto sul quale abbiamo puntato il nostro enorme occhio, il radiotelescopio di Effelsberg, il più grande d’Europa, vicino a Bonn. Una scoperta così improbabile che quasi non ci credevamo. Però, con l’entusiasmo che forse solo i ricercatori giovani ancora hanno, abbiamo deciso comunque di provare a ripetere le osservazioni con uno strumento ancora più sensibile, il VLA, nel New Mexico. E quando abbiamo avuto la conferma che cercavamo... è stata un’emozione unica, l’acqua in effetti c’era!»

«La lente gravi­tazionale, posta tra la sorgente del maser e la Terra», spiega Violette Impellizzeri, «è stata determinante per scoprirlo: senza di essa avremmo dovuto osservare con il radiotelescopio di Effelsberg per 580 giorni di seguito. Invece ci sono state sufficienti 14 ore».

Paola Castangia, all’epoca della prima osservazione ancora fresca di dottorato, si trovava al Max-Planck grazie al programma «Master & Back», pensato apposta per garantire un ritorno in Italia a potenziali cervelli in fuga: «In un Paese in affanno, che sembra dimenticarsi della necessità di passare lo scettro ai giovani», commenta con soddisfazione Nichi D’Amico, docente di astrofisica all’Università di Cagliari e direttore dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Cagliari, «il programma di Alta Formazione della Regione Sardegna “Master & Back” si propone come un lungimirante e determinato atto di coraggio».  Intanto Paola non se ne sta con le mani in mano: in attesa della borsa di studio di due anni (ottenuta il primo dicembre scorso) che le permetterà di continuare le proprie osservazioni con SRT (il grande radiotelescopio in costruzione in Sardegna), lo scorso novembre, anticipando lei stessa i soldi per la missione, se n’è andata una settimana ad Arecibo, il grande «orecchio elettronico» reso famoso dal film Contact, per indagare sul maser dell'acqua insieme alla collega Violette.

Per ulteriori  info:

http://www.media.inaf.it/press/water-maser/

http://www.mpifr-bonn.mpg.de/ 

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