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Sosteniamo la Radioastronomia in Italia

                         

Fonte: La Stampa del 03.05.2010                 La Parabola di Noto in Sicilia  danneggiata                                                  

La radioastronomia italiana è in crisi, e non per mancanza di idee e di bravi ricercatori ma per mancanza di finanziamenti. Un discorso che purtroppo, con i tagli effettuati dalle ultime leggi finanziarie, ormai vale per quasi tutti i campi della ricerca. Eppure, se si guarda al rapporto tra numero dei ricercatori e pubblicazioni prodotte, l’astronomia italiana è da anni tra le migliori del mondo per qualità e quantità. Anche la strumentazione, grazie alla partecipazione a grandi collaborazioni internazionali come l’Eso, European Southern Observatory e all’LBT, Large Binocular Telescope, in Arizona, per non parlare di numerose missioni spaziali, finora è stata più che soddisfacente. Ma adesso si incomincia ad arretrare pure nel campo dell’hardware, e la radioastronomia è la prima risentirne perché le sue strutture richiedono un forte impegno nella manutenzione e nella gestione.

Come diremo tra poco, il nuovo grande radiotelescopio da 64 metri costruito in Sardegna rischia di fermarsi prima ancora dell’inaugurazione per mancanza di fondi destinati al suo funzionamento. Ma gli altri due importanti radiotelescopi italiani, quello “storico” di Medicina in provincia di Bologna (dove Marcello Ceccarelli 45 anni fa costruì la famosa antenna Croce del Nord), e quello di Noto in Sicilia, non stanno meglio.

L’antenna parabolica di Noto (foto) è ferma per un guasto a un cuscinetto di una delle ruote che permettono alla parabola larga 32 metri di ruotare in azimuth attorno al proprio asse. Ora la grande parabola è sbilanciata e anche pericolosa, data l’imponenza dell’impianto. Non si tratta di un fulmine a ciel sereno. Già da alcuni anni lo staff del radiotelescopio denunciava il cattivo stato delle rotaie sulle quali si muove la parabola. La mancanza di manutenzione ha lasciato che la situazione si degradasse sempre più.

L’antenna di Noto fa parte della rete di radiotelescopi distribuiti in Europa e nel mondo chiamata VLBI, Very Long Baseline Interferometry. I radiotelescopi di questa rete osservano simultaneamente i corpi celesti e combinano insieme i dati con la tecnica dell’interferometria, ottenendo un risultato che è equivalente a quello che si avrebbe con un radiotelescopio grande come la Terra. Il guasto dunque mette in crisi programmi di ricerca internazionali. Per riparare la parabola serve un finanziamento straordinario da 1 milione di euro.

Anche l’antenna “gemella” di Medicina, dal peso di 315 tonnellate, sta soffrendo per i tagli alla ricerca scientifica. Si sono usurati i denti della ruota di elevazione, la cosiddetta cremagliera, che permette alla parabola i movimenti in altezza. I costi di riparazione si aggirano sui 300 mila euro.

C’è preoccupazione, infine, per il nuovo grande radiotelescopio – una parabola larga 64 metri in montatura altazimutale – quasi completato in Sardegna a 35 chilometri da Cagliari. Si corre il rischio che, dopo avere speso 67 milioni di euro per costruirlo, manchino gli spiccioli per terminare i lavori e che l’Inaf, Istituto nazionale di Astrofisica, colpito come altri enti dai tagli decisi dal governo, non possa disporre dei 3-4 milioni di euro all’anno necessari per far lavorare lo strumento.

La storia del “Sardinian Radio Telescope è tormentata. I lavori, iniziati sei anni fa, sono andati a rilento per l’incertezza dei finanziamenti. Un impianto eolico che si doveva costruire nella vallata di Pranu Sanguini, dove sorge il radiotelescopio, ha minacciato di disturbare le osservazioni con il suo rumore elettronico. Ora i trenta astronomi che dovrebbero lavorare con il nuovo strumento si accorgono di non avere i finanziamenti per la gestione ordinaria. Il Sardinian Radio Telescope è il più avanzato d’Europa, con le parabole di Medicina (Bologna) e di Noto in Sicilia completa la rete italiana e fa parte della rete mondiale di radio interferometria a larghissima base (Vlbi). Le frequenze sulle quali può operare vanno da 0,3 a 100 GHz, la superficie, precisa entro 0,6 millimetri, è attiva e può essere modificata per adattarla a diverse configurazioni e focali multiple.

Tra le ricerche possibili: molecole nelle comete, studi sui maser cosmici, materia interstellare, pulsar, binarie X, distribuzione dell’idrogeno neutro, redshift cosmologici, nuclei galattici attivi, misure di rotazione, asteroidi, detriti spaziali, atmosfere e superfici planetarie, corona e vento solare. Il nuovo radiotelescopio permetterebbe anche ricerche di segnali intelligenti provenienti dallo spazio (Seti) e rilevazioni geodetiche per seguire lo spostamento delle placche tettoniche, fenomeno all’origine dei terremoti. Sarebbe davvero un peccato se si dovesse rinunciare a tutto ciò dopo aver costruito il radiotelescopio. Sarebbe come essere costretti a tenere nell’autorimessa una Ferrari perché mancano i soldi per la benzina.

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   A caccia di supernove con le  

               Onde radio

Fonte Galileonet. 27 Gennaio 2010

Il radiotelescopio Very Large Array ha individuato per la prima volta una supernova attraverso le emissioni radio.

Per la prima volta l'esplosione di una supernova è stata individuata attraverso le emissioni radio e non con l'osservazione dei lampi di raggi gamma rilasciati con lo scoppio. A riuscirci è stato il radio telescopio Very Large Array (Vla)National Science Foundation degli Stati Uniti. Lo raccontano,sulla prestigiosa  rivista Nature gli astronomi che hanno osservato le registrazioni delle emissioni radio.   
Quando alcuni particolari tipi di supernova esplodono, oltre all'energia liberano anche materia pesante a velocità prossime a quella della luce. La fuoriuscita di materia ad alta velocità genera i lampi di raggi gamma o Gamma ray burst (Grb). Fino ad oggi queste supernove erano state identificate soltanto attraverso la registrazione dei Grb. Il telescopio statunitense invece, grazie alle sue osservazioni radio, ha mostrato l'espulsione di materia pesante ad alta velocità durante l'esplosione della supernova SN2009bb – individuata per la prima volta lo scorso marzo - mentre non è stato possibile rilevare i raggi gamma. "È incredibile che le onde radio possano segnalare eventi di così grande energia”, ha commentato Roger Chevalier della University Virginia.
Lo studio, svincolando l'individuazione delle supernove dall'uso dei satelliti per l'individuazione dei raggi gamma, apre nuove prospettive alla ricerca astronomica. “Le osservazioni radio diventeranno presto uno strumento più potente dei satelliti nella ricerca di questo tipo di supernova”, ha concluso Alice Sodererberg dell'Harvard Smithsonian Center for Astrophysics, “soprattutto grazie alle nuove prospettive offerte dal nuovo radiotelescopio Expanded Very Large Array in arrivo”. Per esempio potrebbero essere individuate stelle in cui i raggi gamma vengono smorzati nel momento dell'esplosione o vengono lanciati lontano dalla Terra. (c.v.)
 

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La Russia  salverà  la  terra dall'asteroide Apophis nel 2036

            Fonte:  Reppublica.it 2 Gennaio 2010

 In un grigio palazzo della periferia di Mosca, qualcuno sta lavorando per salvare il mondo dalla fine imminente? Un gruppo di scienziati studia mappe astronomiche, pianifica missioni spaziali e di tanto in tanto si ripassa in dvd il kolossal hollywoodiano "Armageddon". Perché per salvare l'umanità dalla catastrofe sarà necessaria tanta tecnica, nuove tecnologie ma anche quello che qualcuno ha già definito "stile cinematografico".

 

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 Scoperta una supernova osservabile solo  

                    nelle onde  radio

 

 


 

 

 

 Fonte Space Dally 29.05.09

The chance discovery last month of a rare radio supernova - an exploding star seen only at radio wavelengths and undetected by optical or X-ray telescopes - underscores the promise of new, more sensitive radio surveys to find supernovas hidden by gas and dust.

"This supernova is the nearest supernova in five years, yet is completely obscured in optical, ultraviolet and X-rays due to the dense medium of the galaxy," said Geoffrey Bower, assistant professor of astronomy at the University of California, Berkeley, and coauthor of a paper describing the discovery in the June issue of the journal Astronomy and Astrophysics.

"This just popped out; in the future, we want to go from discovery of radio supernovas by accident to specifically looking for them."

Sky surveys like the one just launched by the Allen Telescope Array, which will look for bright but short-lived radio bursts from supernovas, will provide better estimates of the rate of star formation in nearby galaxies, Bower said.

Radio emissions from supernovas also can help astronomers understand how stars explode and what happens before their cores collapse, since radio emissions are caused when debris from the explosion collides with the stellar wind previously shed by the stars.

Bower's colleagues are Andreas Bunthaler, Karl M. Menten and Christian Henkel of the Max Planck Institute for Radioastronomy in Bonn, Germany; Mark J. Reid of Harvard University's Center for Astrophysics; and Heino Falcke of the University of Nijmegen in the Netherlands.

The radio supernova was discovered on April 8 in M82, a small irregular galaxy located nearly 12 million light years from Earth in the M81 galaxy group, by the Very Large Array, a New Mexico facility operated by the National Radio Astronomy Observatory (NRAO). It was subsequently confirmed by NRAO's Very Long Baseline Array (VLBA), a 10-telescope array whose baseline stretches from Hawaii to the Virgin Islands, providing the sharpest vision of any telescope on Earth.

The Allen Telescope Array, comprising 42 of a planned 350 radio dishes and supported by UC Berkeley and the SETI Institute of Mountain View, Calif., last week began a major survey of the radio sky that should turn up many more such radio supernovas, Bower said.

While the VLA and VLBA have very narrow fields of view unsuited to all-sky surveys, the ATA's wide-angle view is ideal for scanning the full sky once a day, which is necessary to find sources that brighten and dim over several days.

"The ATA can detect objects at least 10 times fainter than this radio supernova, which pushes our survey an order of magnitude deeper than other radio surveys with more attention to transient and variable sources. Radio supernovas are a really strong aspect of that survey," he said.

(This This (new radio supernova) is the kind of discovery that we would like to make with the Allen Telescope Array."

The ATA will compile an updated catalog of radio sources much as the Sloan Digital Sky Survey updated the older Palomar Observatory Sky Survey of visible and infrared objects. At the same time, it will look for radio signals indicative of intelligent life around other stars.

Not all supernovas produce radio emissions, Bower said. If the star has not sloughed off much of its envelope before collapsing inward to form a neutron star or black hole - a classic Type II supernova - then few radio emissions are produced from gas collisions.

On the other hand, supernovas in very active star-forming regions, like the center of M82, should produce copious radio emissions because of the density of gas and dust in the interstellar medium. That same gas and dust blocks optical, ultraviolet and X-rays, however, making radio surveys one of the few options to find and observe such supernovas.

Bower and his colleagues were studying the motion of M82 with the VLBA, which links the VLA and nine other radio telescopes into a very high resolution instrument, when they noticed a very bright radio source - five times brighter than anything else in the galaxy - in the VLA data.

The team looked at earlier observations and found the same source, but almost twice as bright, in data taken May 3, 2008. Data from March 24, 2008, showed an even brighter source - 10 times brighter than in April 2009 - while Oct. 29, 2007, data showed no bright radio source.

Extrapolating backward in time, the research team estimates that the star exploded sometime in January 2008, apparently near the very center of the galaxy. The team rejected alternative explanations for the dimming radio source, such as a flare created by a star falling into a supermassive black hole.

The newly discovered supernova is thus the brightest in radio wavelengths in the past 20 years, Bower said, and is one of only a few dozen radio supernovas observed to date.

The team also looked at the complete data from the VLBA and detected a ring structure indicative of a shock wave plunging through the interstellar medium, bolstering its conclusion that it is a supernova. The ring is about 2,000 astronomical units across, consistent with a year-old supernova. (An astronomical unit 93 million miles, the average distance between Earth and the sun.)

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 Forte attività elettromagnetica del pianeta  

 Giove osservata alla frequenza di 21Mhz.

 

Fonte: Space Weather.com

On April 11th, the loudspeaker of Thomas Ashcraft's 21 MHz radio telescope in New Mexico suddenly began to hiss and crackle. The sounds grew louder as Jupiter rose in the blue morning sky. "I am pleased to report," says Ashcraft, "a successful recording of Jovian S-bursts--the first of 2009."The staccato pops sound like lightning in the loudspeaker of a car radio, but lightning did not make these sounds. S-bursts are caused by natural radio lasers in Jupiter's magnetosphere that sweep past Earth as Jupiter rotates. Electrical currents flowing between Jupiter's upper atmosphere and the volcanic moon Io can boost these emissions to power levels easily detected by ham radio antennas on Earth. Jovian S-bursts and L-bursts can mimic the sounds of woodpeckers, whales, and waves crashing on the beach."I recorded the storm in broad daylight," notes Ashcraft. "One of the advantages of this long solar minimum is that the daytime ionosphere is quieter and more transparent to decametric radio waves. There will definitely be more good Jupiter storms in the months to come.

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   Il satellite NASA (Fermi) scopre dodici  

                        stelle Pulsar

 

Clicca qui per vedere il filmato


Fonte: La stampa  Fermi, il satellite realizzato dalla NASA, coordinato e finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) in collaborazione con Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), ha scoperto 12 nuove pulsar (pulsating radio source) che emettono solo radiazione di alta energia, oltre ad aver rivelato raggi gamma da altre 18 già note in precedenza. Scoperte importanti che stanno trasformando la nostra comprensione della natura di questi «bracieri» stellari.

Una scoperta, la prima, che secondo Paolo Giommi, direttore del Science Data Center dell’Agenzia Spaziale Italiana, conferma in pieno le grandi aspettative riposte nel satellite Fermi, che nei prossimi anni è destinato a far compiere un grande balzo in avanti nella comprensione sia delle pulsar della nostra Galassia, che di alcuni tipi di galassie attive come i blazar e le radiogalassie.

Una pulsar è una stella di neutroni di piccole dimensioni, ma molto densa e altamente magnetizzata che rappresenta il “relitto” e cioè quanto rimane dall’esplosione di una supernova o stella di grande massa che nella fase esplosiva mette fine alla sua vita. Le stelle di neutroni ruotano molto rapidamente come fari cosmici, infatti, la maggior parte di esse sono state scoperte grazie all’emissione di fasci di onde radio, che vengono captati dai radiotelescopi a Terra nella forma di impulsi radio periodici.

Le emissioni radio, per quanto facili da rilevare, rappresentano solo alcune parti per milione dell’energia totale di una pulsar, mentre i raggi gamma rappresentano il dieci per cento o più. Per quarant’anni, la comprensione di questi oggetti cosmici si è basata sulle emissioni radio, ma ora, grazie a Fermi, i ricercatori hanno a disposizione un’altra fonte di informazioni per saperne di più sul loro comportamento.

«La vera novità - spiega Patrizia Caraveo, responsabile scientifico per l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) della missione Fermi - non è solo il numero delle classiche pulsar radio rivelate nella radiazione gamma, che passano da 5 a 17, o anche la comparsa di una mezza dozzina di pulsar radio velocissime, mai viste prima d’ora, ma la scoperta di numerose pulsar senza emissione radio. Queste pulsar, sono sorelle, o cugine, di quella Geminga che abbiamo scoperto 30 anni fa e che si rivela essere la capostipite di una numerosa famiglia di stelle di neutroni finora sconosciute, che si pensa siano le responsabili nascoste delle misteriose sorgenti gamma non identificate.»

Secondo la Caraveo, le pulsar sono straordinarie dinamo cosmiche, che attraverso processi non ancora del tutto compresi e i potenti campi elettrici e magnetici accelerano le particelle a velocità prossime a quella della luce. I raggi gamma emessi da questi oggetti consentono agli astronomi di scrutare il cuore di questo acceleratore di particelle. In precedenza si pensava che questo tipo di radiazione avesse origine presso le regioni polari e vicino alla superficie della stella, cioè il punto da dove arrivano le emissioni radio. Ma le nuove pulsar che emettono solo in raggi gamma osservate da Fermi portano ad accantonare quell’idea. Ora gli astronomi pensano che gli impulsi di raggi gamma emergano molto al di sopra della stella di neutroni e verrebbero prodotti dalle particelle accelerate lungo archi creati dai campi magnetici, come succede per la Pulsar Vela, che ha un diametro di poco più di 30 km.

La scoperta di una nuova classe di sorgenti radio e gamma, tra queste le cosiddette “pulsar al Millisecondo”, così chiamate perché ruotano da 100 a 1000 volte al secondo, secondo Ronaldo Bellazzini, coordinatore del gruppo dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) nel progetto Fermi, è destinata a dare un grande contributo allo sforzo di decifrazione dei meccanismi di funzionamento di queste misteriose, affascinanti e potenti macchine acceleratrici cosmiche. «Buona parte del merito di queste scoperte - ha detto - sta da un lato nella grande sensibilità ed efficienza dei complessi apparati di rivelazione alla cui realizzazione un contributo importante hanno dato le istituzioni scientifiche italiane e dall’altro nella messa a punto di sofisticati strumenti di analisi dei dati in cui gli scienziati italiani hanno avuto un ruolo di primo piano».

Per la comunità scientifica italiana, questi risultati vanno infatti ad aggiungersi a quelli già ottenuti grazie ad Agile, il satellite tutto italiano per l’astronomia gamma (nato da una collaborazione tra ASI, INAF e INFN) che dal suo lancio, nell’aprile 2007, sta raccogliendo fondamentali informazioni sulle sorgenti gamma dell’Universo e qualche mese fa ha permesso di scoprire la pulsar con emissione gamma PSR J 2021.
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 Astronome italiane trovano acqua ai confini dell'Universo

 

 Fonte INAF 18 Dicembre 2008

Undici miliardi di anni fa la Terra ancora non esisteva, ma la nube di vapor d’acqua appena scoperta da Violette Impellizzeri e Paola Castangia, insieme ad altri colleghi di istituti tedeschi, già vagava nello spazio interstellare di una remota galassia, un quasar, nelle vicinanze di un buco nero supermassivo. Si tratta dell’acqua più antica mai osservata, e la sua individuazione è stata resa possibile dalla concomitanza di due fenomeni fisici: i maser e le lenti gravitazionali.

Le lenti gravitazionali sono una sorta di telescopi naturali: la luce emessa da sorgenti molto lontane, grazie alla curvatura dello spazio-tempo prodotta dai campi gravitazionali che incontra nel suo tragitto, viene distorta e magnificata al punto da poter essere osservata dalla Terra.  I maser, pur in modo completamente diverso, funzionano anch’essi da concentratori di radiazione elettromagnetica: come avviene nei più comuni laser, un raggio di luce attraversa una nube di gas che, a differenza di quanto avviene in una nube normale, a causa delle sue particolari condizioni di densità e di temperatura, non solo non indebolisce il raggio, ma addirittura lo amplifica. Un maser posto dietro a una lente gravitazionale, dunque, fa sì che una sorgente di energia finisca per venire concentrata due volte. Ed è proprio grazie a questa singolare coincidenza che le due giovani astronome italiane sono riuscite a individuare onde elettromagnetiche emesse da molecole d’acqua 11 miliardi di anni fa: non solo le più antiche conosciute, dunque, ma anche le prime a essere osservate grazie a una lente gravitazionale.

«Siamo state fortunate», ammette Paola Castangia, «abbiamo individuato il maser proprio nel primo oggetto sul quale abbiamo puntato il nostro enorme occhio, il radiotelescopio di Effelsberg, il più grande d’Europa, vicino a Bonn. Una scoperta così improbabile che quasi non ci credevamo. Però, con l’entusiasmo che forse solo i ricercatori giovani ancora hanno, abbiamo deciso comunque di provare a ripetere le osservazioni con uno strumento ancora più sensibile, il VLA, nel New Mexico. E quando abbiamo avuto la conferma che cercavamo... è stata un’emozione unica, l’acqua in effetti c’era!»

«La lente gravi­tazionale, posta tra la sorgente del maser e la Terra», spiega Violette Impellizzeri, «è stata determinante per scoprirlo: senza di essa avremmo dovuto osservare con il radiotelescopio di Effelsberg per 580 giorni di seguito. Invece ci sono state sufficienti 14 ore».

Paola Castangia, all’epoca della prima osservazione ancora fresca di dottorato, si trovava al Max-Planck grazie al programma «Master & Back», pensato apposta per garantire un ritorno in Italia a potenziali cervelli in fuga: «In un Paese in affanno, che sembra dimenticarsi della necessità di passare lo scettro ai giovani», commenta con soddisfazione Nichi D’Amico, docente di astrofisica all’Università di Cagliari e direttore dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Cagliari, «il programma di Alta Formazione della Regione Sardegna “Master & Back” si propone come un lungimirante e determinato atto di coraggio».  Intanto Paola non se ne sta con le mani in mano: in attesa della borsa di studio di due anni (ottenuta il primo dicembre scorso) che le permetterà di continuare le proprie osservazioni con SRT (il grande radiotelescopio in costruzione in Sardegna), lo scorso novembre, anticipando lei stessa i soldi per la missione, se n’è andata una settimana ad Arecibo, il grande «orecchio elettronico» reso famoso dal film Contact, per indagare sul maser dell'acqua insieme alla collega Violette.

Per ulteriori  info:

http://www.media.inaf.it/press/water-maser/

http://www.mpifr-bonn.mpg.de/ 

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  La Cina inizia la costruzione del più grande

                 radiotelescopio al mondo               

Con la messa in opera della prima pietra sono iniziati i lavori di scavo per la costruzione del più grande radiotelescopio al mondo.

Si chiamerà FAST ed avrà un diametro di ben 500mt sarà la  più grande antenna a singolo disco esistente al mondo dopo il radiotelescopio di Arecibo in Porto Rico 305 mt di diametro.

                        

 

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In Edicola il 31 Gennaio 2008

 

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